Introduzione...

La penisola di Sirmione, oltre ad essere una meta turistica di fama internazionale, è anche un territorio molto affascinante dal punto di vista naturalistico: le sponde del lago infatti, svolgono una funzione molto importante per la crescita di macrofite e macroalghe, per la deposizione di uova per pesci, per lo sviluppo di specie vegetali ed animali bentoniche tipiche di questo habitat (macro e microinvertebrati, alghe, rotiferi, etc.) che sono delle componenti importanti nella ciclicazione dei nutrienti in tale ecosistema. In particolare, la zona litorale è caratterizzata da una buona ossigenazione, notevole radiazione luminosa ed un'ampia escursione termica. Per questi motivi, soprattutto in tale zona sono presenti produttori primari come macrofite, alghe incrostanti, fitoplacton sedimentato, generalmente assenti nella zona più profonda quindi si ha una maggiore varietà di fonti di cibo che a sua volta determina un'altra diversità specifica degli organismi macroinvertebrati agendo sul regime alimentare (fitofanghi, predatori, detritivori).
Nella penisola di Sirmione si riconoscevano tre micro-habitatprincipali :
- le spiagge formate da ghiaie e sabbie per gran parte dello sviluppo costiero della penisola;
- roccia calcareo - marmosa affiorante nella estremità più settentrionale;
- zone a canneto, in rappresentanza di un ambiente molto diffuso soprattutto nel basso lago.
Il canneto è costituito da forme vegetali dal tipo della canna comune, classico esempio di vegetazione fissata sul fondo con radici, che emerge parzialmente dall'acqua. Queste canne palustri fungono da piante pioniere preparando il suolo su cui potranno attecchire altre piante. La cosiddetta "cannuccia di palude" (Phragmites communis e Phalaris arundinacea), con il suo tipico ambiente riveste una notevole importanza nell'economia lacustre, essendo luogo di rifugio e di riproduzione per alcune specie ittiche tra le più pregiate, oltre che per la fauna nidificante.
La fascia costiera del Comune di Sirmione è occupata dalla cannuccia per circa 3,5 Km lineari, vale a dire quasi il 25% dell'intero perimetro peninsulare, con una profondità media attorno al metro. Annualmente le zone a Phragmites communis sono soggette a sensibile riduzione ad opera dell'intervento dell'uomo, poco preoccupato a conservare un ambiente tipico e di così grande importanza ecologica.
Il placton.
Il termine placton, introdotto nel 1887 dal fisiologo V.Hensen, indica gli organismi animali e vegetali che vivono in sospensione fluttuando nell'acqua, vale a dire "tutto ciò che va alla deriva", così come citando Omero, "Ulisse molto andò errando", sospinto da un punto all'altro del grande mare. Una caratteristica di molti animali plactonici è la trasparenza dovuta all'elevato contenuto di acqua nei tessuti. Il fitoplacton invecie formato da organismi vegetali autotrofi, quelli cioè che possono sintetizzare autonomamente le sostanze organiche che formano il protoplasma delle loro cellule e i materiali di riserva, partendo da anidride carbonica, acqua e sali di azoto e fosforo (fotosintesi).
Il Benthos.
Con il termine Benthos si identificano i microinvertebrati la cui taglia, alla fine dello sviluppo larvale, è superiore al millimetro; appartengono a questo gruppo anche insetti, molluschi, crostacei. Si possono suddividere in relazione al loro habitat a seconda che vivano sulla superficie del substrato oppure all'interno dei sedimenti, soprattutto nei tratti a depositi ciottolosi. La distribuzione di queste comunità è influenzata da numerosi fattori e quindi non rimane costante per tutto l'anno, in quanto la sua composizione può variare al variare di alcuni parametri fisici che condizionano alcuni cicli vitali di alcuni microrganismi.
Pesci ed uccelli della penisola.
La popolazione degli uccelli è ben rappresentata lungo tutta la penisola. Si ricorda come le zone con fondale roccioso sono particolarmente indicate nei periodi di frega mentre le zone a canneto sono sempre popolate in ogni fase del ciclo vitale; soprattutto per periodo riproduttivo sono preferite da carpe, tinche, anguille, lucci, vaironi, pesci gatti e scardole. Distribuiti in tutte le ecozone del lago si possono incontrare: l'anguilla, l'alborella, il cavedano. Il canneto e i fondali melmosi sono preferiti da: pesce persico, carpa pesce gatto, tinca, scardola e vairone. Le zone a macrofite sono l'habitat del luccio e della trota. Non si possono dimenticare sardine e coregoni, amanti delle acque pulite e delle zone a media profondità, che tanto si fanno gustare nelle nostre tavole specialmente se "affogate" con del buon vino (naturalmente 'Lugana D.O.C.').
Per quanto riguarda l'avifauna si ha la presenza stabile di: folaghe, gallinelle, svassi, tuffetti, germani reali, cigni, martin pescatore, gabbiani comuni e reali. Ospiti di passaggio: cormorani, fistioni turchi, quattrocchi, moretta tabacca, moriglioni. Rari sono invece i trampolieri.

 

Itinerario...

L'itinerario proposto parte dalla prte iniziale della Punta Grò, per arrivare a quella occidentale, passando dal Lugana, Colombare la zona del Castello, le Grotte di Catullo fin oltre il lungolago. Questo percorso è mirato alla comprensione delle diverse presenze anche in termini di placton e bentos nelle varie zone. Ovviamente certi punti possono essere osservati al meglio da lago con una imbarcazione.
Partendo dalla zona orientale troviamo Punta Grò con una serie di canneti naturali di lunghezza e profondità variabili, generalmente staccati dalla riva e più o meno fitti.
Il fondale antistante la linea di costa è di natura sabbiosa e ghiaiosa anche a causa di una certa vivacità del moto ondoso. A circa 500 metri dalla riva un campionamento di placton ha rilevato la presenza soprattutto di dinoflagellate (alghe con due flagelli) con valori superiori anche di 6-7 volte quelli delle diatomee (alghe con scheletro siliceo, vedi placton) e cloroficee (alghe verdi), riscontrando la presenza anche di cianoficee (alghe azzurre), crisoficee (alghe brune), criptoficee ed euglenoficee.
Lo zooplacton è invece rappresentato soprattutto da rotiferi (vedi placton), animali che generalmente non superano il mezzo millimetro, che in questa zona hanno fatto registrare valori doppi rispetto a quelli del lido delle Bionde.
Sono altresì presenti copepodi e cladoceri.
Il benthos, sempre campionato a Punta Grò, ha testimoniato una maggiore presenza, nelle zone a canneto, di molluschi (bivalvi, gasteropodi), rispetto alle zone ciottolose e ghiaiose; mentre anellidi (irudinei, oligocheti) e antropodi (vedi benthos) hanno presenze numeriche abbastanza simili.
Passando la zona di Colombare si arriva al parcheggio autovetture, presso il quale è presente un canneto molto lungo che praticamente costeggia tutta la via xxv Aprile. Dal Lido Galeazzi al Piazzale Montebaldo abbiamo quindi fitti canneti e piccole spiaggette a sedimento ghiaioso misto a sabbia anche con conchiglie e gasteropodi. In questa zona è osservabile la presenza di tappeti vegetali e sviluppi algali notevoli, come pure la zona della Lugana fino al Lido Galeazzi. Il fondale del tratto di costa che va dal Lido delle Bionde, punta Grotte, fino a punta staffalo è caratterizzato dalla presenza di banchi rocciosi affioranti, di aspetto lastriforme, che si frattturano in scaglie più piccole. Qui le spiaggette sono appunto formate dai frammeti di roccia delle scogliera da quelli che le onde strappano al fondale. Al largo del Lido delle Biondeun altro campionamento del plancton, a circa 100 metri dalla riva ha fatto riscontrare la presenza in maggior parte di dinoflagellate, ma anche di diatomee, cloroficee, crisoficee, criptoficee, euglenoficee e per lo zooplacton di rotiferi, copepodi e cladoceri. Anche il litorale di Punta staffalo è caratterizzato da un basso fondale con rocce; ai piedi della passeggiata delle Rimembranze, invece, si trova un sedimento misto con frammenti di roccia e gusci bivalvi e gasteropodi. Riprendendo poi le estensioni di canneti intervallate da spiagge private di hotels e ville fino al Lido Brema. Dopo la spiaggia della Brema si arriva nella zona dei canneti presso il camping San Francesco. Tutta la zone è sede di una numerosa fauna nidificante facilmente osservabile: troviamo cigni, anatre, folaghe, fistioni turchi, cormorani e gabbiani. Al riguardo c'è da sottolineare come questi animali possano creare problemi igienici, facendo parte del ciclo vitale della famosa cercaria, di cui anche l'uomo può diventare un ospite intermedio. Nei soggetti più sensibili questo può portare a pruriti e dermatitigià conosciuti nel basso lago con il termine di "gratarola";sarebbe opportuno vietare la possibilità di somministrare cibo a questi animali, anche se questo si riscontrerebbe con la felicità soprattutto dei più piccini.
Curiosità
I gamberi, animali considerati sempre forti e guerrieri, data l'apparenza, nella seconda metà del secolo scorso furono di fatto sopraffatti da un ale oscuro (peste dei gamberi) che si diffuse in tutta l'Europa. Dopo una ripresa, dal 1970 si è registrata una preoccupante rarefazione su tutto il territorio, non solo gardesano, probabilmente a causa el degrado ambientale, però dagli anni novanta sembra che la presenza di questi animaletti si in lento aumento.
Il cormorano, invece, è solo un "ospite" della penisola, infatti i primi soggetti isolati arrivano sulle acque del lago, generalmente nella prima decade di ottobre e, in primavera, dopo le copiose partenze di marzo, se ne notano solo piccoli gruppi qua e la.
E' facile vederli appollaiati ad ali aperte dopo l'alba, sui pali delle reti tra Punta Grò e Peschiera. Poi fanno ritorno al loro dormitorio dopo il tramonto, sistemandosi abbastanza vicini l'un l'altroa partire dai rami più alti degli alberi. Questi alberi, generalmente spogli sembrano riacquistare in breve tempo, durante la notte, la loro chioma persa durante il giorno. Da qualche anno sono apparse nella zona della Lugana anche famigliole di nutrie, roditori della taglia di un coniglio allevati come animali da pelliccia di cui non è ancora chiaro del tutto il "peso" sull'ecosistema.